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Proteggere la vegetazione arborea da insetti parassiti non è mai stato semplice attraverso le tradizionali metodologie di lotta che prevedono l’irrorazione di prodotti fitosanitari alla chioma. A questa procedura infatti sono legate parecchie problematiche, prettamente di natura ambientale, come l’effetto deriva, il dilavamento e, di conseguenza, il ruscellamento nel terreno. Basti pensare come con i normali trattamenti fitosanitari delle colture arboree la maggior parte del fitosanitario distribuito viene perso come perdita diretta al suolo (30 - 60%) o come deriva (10 - 15%).

Per evitare tutto ciò, negli anni recenti si sono avvicendate varie sperimentazioni di endoterapia alle piante.

Un intervento endoterapico altro non è che una iniezione di sostanze (antiparassitari, fitostimolanti o nutrienti) all’interno del sistema vascolare degli alberi (linfa xilematica) che provvederà alla distribuzione in tutti i distretti. Emerge fin da subito il grande vantaggio dell’endoterapia: mentre con l’irrorazione raggiungere tutta la parte epigea è complicato oltre che dispendioso, con una semplice iniezione al tronco la soluzione terapeutica o nutriente viene redistribuita in maniera uniforme senza alcuno sforzo da parte dell’albero stesso.

Oltre alla semplicità del metodo, i benefici intrinseci, i volumi ridotti di pesticidi impiegati e la conseguente riduzione dell’impatto ambientale, l’endoterapia porta con sé un altro vantaggio: la prolungata persistenza dell’attività dei prodotti impiegati che si traduce in una drastica riduzione del numero di interventi.

Diventa subito chiaro quindi che l’endoterapia trova il suo più grande vantaggio nel riuscire a coprire in modo realmente efficace tutti i settori vitali della pianta senza sprechi di prodotto fitosanitario. Difatti i volumi di liquidi da introdurre in un albero sottoposto ad endoterapia sono davvero esigui se paragonati alle quantità utilizzate con i metodi tradizionali: 1ml di liquido nutriente o terapeutico per centimetro di circonferenza del fusto.

In realtà l’endoterapia eseguita con i metodi tradizionali produce degli indesiderati effetti collaterali che svalutano le reali potenzialità di questa tecnica. Finora le metodologie più diffuse prevedono l’utilizzo di un trapano allestito con una punta per legno con il quale provocare più fori lungo la circonferenza entro i quali verrà spinto (utilizzando talvolta pressioni molto elevate) il prodotto scelto, con l’intento di farlo risalire lungo lo xilema anche quando le condizioni di salute della pianta non lo permetterebbero. Questa tecnica provoca danni irreparabili ai tessuti dell’albero che mai cicatrizzeranno completamente.

I fori praticati, inoltre, risultano un varco d’ingresso per potenziali agenti patogeni fungini, batterici e non solo, mentre la pressione esercitata per iniettare il prodotto provoca il fenomeno della cavitazione, cioè la formazione di embolie d’aria all’interno dei vasi conduttori che impediscono dapprima lo scorrimento della linfa e del prodotto iniettato poi la necrosi dei tessuti.

LA NUOVA FRONTIERA DELL’ENDOTERAPIA: L’INIEZIONE LASCIA IL POSTO ALL’INFUSIONE

Oggi l’endoterapia può avvalersi di un nuovo e rivoluzionario approccio grazie al sistema “Bitecare®”, sviluppato da Newpharm grazie alle ricerche dello spin-off “PAN/De Rebus Plantarum” dell’Università di Padova. La chiave di questo sistema è l’infusione della soluzione terapeutica o nutriente all’interno dei vasi xilematici dell’albero a pressione atmosferica e senza lacerazione dei tessuti. Uno speciale ago lenticolare, infatti, divarica le fibre del tronco e grazie a dei fori consente l’infusione nel torrente linfatico del prodotto desiderato in piena sintonia con le dinamiche della pianta. Un semplice strumento, il Bite®, permette l’inserimento dell’ago nel fusto senza asportazione di tessuti. Una volta inserito, l’ago genera un effetto Venturi che aumenta la velocità di ascesa del fluido senza alcuna forzatura dall’esterno.

Il principio dell’endoinfusione si basa sulla differenza di potenziale idrico che si viene a creare tra le radici e le foglie in fase di traspirazione (ovvero perdita di fluidi dagli stomi). Questo significa che la velocità del trattamento varia in modo proporzionale al volume d’acqua disperso dalle foglie. I periodi migliori quindi per condurre l’endoinfusione sono giornate primaverili-estive, soleggiate e con leggera brezza. In condizioni normali (durante la stagione vegetativa), ad esempio, un Platano comune (Platanus acerifolia) può assorbire 10ml di prodotto in meno di 1 minuto. Ne consegue che l’intervento, oltre a non risultare invasivo e dannoso nei confronti della pianta, si risolve in un periodo di tempo decisamente breve.

A facilitare ancor più l’infusione, specialmente se le condizioni ambientali non sono ideali, ci pensa il Sapjet®, altra creazione dell’Università degli studi di Padova sottoposta a brevetto. Il Sapjet® ha la funzione di facilitare l’assorbimento dei fluidi utilizzati aumentando la velocità in quanto perfettamente compatibile con la linfa dei vegetali.

L’endoinfusione è accostata nella maggior parte delle volte a interventi terapeutici contro parassiti ma questa tecnica così efficace e non invasiva, permette l’apporto di nutrienti alla pianta in maniera rapida ma soprattutto efficace.

ENERGIA A RAPIDA ASSIMILAZIONE CON ENERBITE

La concimazione degli alberi ad alto fusto avviene quasi esclusivamente attraverso l’apporto al terreno di concimi solidi. Anche in questo frangente, solo una minima quantità dei nutrienti apportati viene assimilata dalle radici e traslocata alla chioma. Il metodo Bitecare® permette l’impiego di Enerbite®: una soluzione nutriente a rapida assimilazione contenente fosfiti di potassio che oltre a integrare microelementi, stimolano la formazione di complessi utili alle difese immunitarie delle piante.

L’endoterapia, grazie al sistema Bitecare®, è diventata un metodo di protezione rapido, efficace e soprattutto alla portata di tutti, grazie all’ingombro ridotto delle attrezzature e alla modalità d’impiego: facile, come battere un chiodo!

Approfondimenti

Dott. Stefano Cherubin - Dipartimento Ricerca & Sviluppo
Dott. Domenico Mezzina – Dipartimento Ricerca & Sviluppo

Dott.ssa Mariasole Schiavon - Dipartimento Marketing & Comunicazione

Dott.ssa Laura Pattuzzi - Dipartimento Marketing & Comunicazione

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